Osteria La Pace

“….qui ci vengono dai paesi dei dintorni, ci scendono da quelli della montagna, qualcuno viene anche dalla città dove ha bottega; e tutti, quando s’avvicinano a questo paese di pescatori, appena sentono l’aria marina, si sentono nascere in gola l’uzzolo del «caldaro» ossia della zuppa alla marinara, fatta proprio come a bordo, semplice semplice: olio aglio pomodoro e zenzero, e pesce che odora.

Sicché mezzogiorno è appena suonato, che già la trattoria comincia a riempirsi. Per entrare nella sala si passa davanti alla cucina. Dentro c’è Salvina che sfaccenda tra i fornelli e i taglieri, con attorno le fantesche che l’aiutano….”

In queste poche righe del racconto “Trattoria di Paese” da cui prende nome il libro, Guelfo Civinini descrive l’ambiente e la vita dentro e fuori uno dei punti di riferimento centrali della Porto Santo Stefano degli anni Trenta, appunto la trattoria de La Pace. L’autore infatti si innamorò dell’Argentari proprio in quegli anni, tanto da acquistare la Torre di Santa Liberata – andata poi distrutta con la guerra – per adattarla a propria residenza.

Nel libro, che vinse il premio Viareggio del 1937, egli raccontò del paese e di questo ristorante, allora gestito dalla famiglia Capezzuoli, Sabina (il vero nome della cuoca) e il marito Amerigo, noto più per stare a tavola. Egli infatti lavorava per lo stabilimento della soda e pare che talvolta facesse apparecchiare per pranzi di lavoro, a cui puntualmente non si presentava nessuno cosicché lui potesse approfittare di mangiarsi porzioni su porzioni di pasta e fagioli, pietanza di cui andava matto.

La Pace della famiglia Capezzuoli era già nei locali attuali, nello stabile che si affaccia sul porto. Tuttavia, l’attività ristorativa (e alberghiera) all’ origine si trovava nell’ immobile difronte. E’ del 1905 una cartolina che ritrae l’insegna su un edificio tra piazzetta della Croce e via Santo Stefano (Viaggio nel Passato, Firenze, 1992).

Il nome ha quindi più di un secolo di storia e ha influenzato nel tempo la toponomastica orale delle persone del luogo: la curva della Pace non è indicato in nessuna targa, ma tutti i santostefanesi sanno che si tratta della curva del lungomare sottostante il ristorante, da dove si può vedere al meglio il Palio Marinaro dell’Argentario, la regata remiera che si corre ogni anno a ferragosto.

Con la fine della Grande Guerra e l’affermarsi del turismo in chiave moderna, il ristorante ha avuto un proprio ruolo centrale nell’ospitalità gastronomica del paese, grazie alla sua particolare location di terrazza affacciata direttamente sul mare e di fronte al porto. Molte sono le immagini in bianco e nero che ritraggono questo angolo di paese senza ancora il lungomare dei Navigatori (degli anni ’70), ed in particolare il disegno di Giovanni Maria Viti che fa da insegna al nostro locale (sul lato di Corso Umberto).

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